La stranezza di Tokyo

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La stranezza di Tokyo

投稿 by Matteo Savarese on Sun Sep 28, 2014 10:37 am

1. La stranezza di Tokyo che colpisce il visitatore
 
Tokyo colpisce certamente il visitatore per l'atipicità del suo paesaggio cittadino, che prima o poi lo farà esclamare "ma dove sono capitato?", "ma guarda che città", "ma che edifici strani" e via dicendo. Ma in cosa consiste la stranezza di Tokyo?
Tokyo è una città ma allo stesso tempo non lo è, nel senso che non rispecchia alcuni criteri che ci si aspetterebbe una città rispettasse.
Sarà solo la differenza culturale ciò che fa apparire, a noi Italiani, Tokyo come una non-città?
In parte sì, perché ognuno vede le cose con i propri occhi, che osservano la realtà attraverso un filtro fatto di abitudini e preconcetti.
Tuttavia Tokyo è obiettivamente una città atipica, e in questa sua atipicità c'è qualcosa che va al di là di un'impressione dovuta allo stupore di fronte al diverso.
 
2. Architetture che si accavallano


 
Dalla finestra del mio appartamento posso vedere Tokyo dall’alto. E' interessante vedere i tetti delle case. Ogni tetto rappresenta una storia diversa. In lontananza si vedono i grattacieli di Shinjuku. Più vicino qualche condominio costruito negli anni 70-80. Qui sotto una borgata di case basse, di due piani. La borgata di case basse suggerisce quella che potrebbe essere stata la Tokyo di una volta. E' difficile farsi un'idea di quello che Tokyo sia stata. Tokyo è cambiata molto, vuoi perché in Giappone vige l'abitudine di demolire le case e ricostruirle almeno una volta ogni qualche decina d'anni, vuoi perché il 70% di Tokyo è stata distrutta dalle bombe durante la guerra, e ancora prima, nel 1923, gran parte della città era stata distrutta da un incendio conseguente a un grande terremoto.
 
3. La vecchia Edo
 
3.1  Rappresentazioni pittoriche e fotografiche
 
La difficoltà di farsi un'idea della Tokyo del passato (o forse dovremo dire “Edo”, antico nome di Tokyo) è un problema che riguarda la storiografia e la storia della fotografia. Se confrontiamo Tokyo con le città italiane, notiamo che in generale esistono numerose stampe che ritraggono le città italiane del passato, risalenti all'epoca precedente alla nascita della fotografia. Il fatto che nelle stampe ottocentesche europee si ritraessero i paesaggi cittadini riportandone tutti i dettagli, quasi si volesse fotografarli, è legato alla tradizione realista della pittura europea. In Oriente la pittura si è evoluta secondo schemi diversi da quelli nostrani. La tradizione delle stampe ukiyo-e del Giappone ottocentesco, ritrae sì il reale, ma a sprazzi, cogliendone degli scorci, dei particolari. L'artista è più interessato a creare un’atmosfera che a ritrarre la realtà. Ecco perché non possiamo aspettarci di trovare, in Giappone, stampe ottocentesche che "fotografano" le città, come quelle che invece da noi sono comuni.
La città di Tokyo non è stata ritratta anche perché, semplicemente, forse nessuno pensava che fosse necessario ritrarla. In Occidente c'è sempre stato il gusto della rappresentazione dei paesaggi cittadini, quasi si pensasse che un viaggiatore immaginario potesse, attraverso le nostre rappresentazioni, farsi un'idea della città che andava a visitare. Tuttavia non è scontato che artisti appartenenti a culture diverse vogliano nello stesso modo rappresentare le proprie città. La Tokyo del passato, non si sa com'era. La si può solo immaginare. Le stampe ukiyo-e generalmente rappresentavano personaggi. Della città spesso rappresentavano le famose case da té, oppure i templi e gli scorci famosi, non panoramiche della città. Se a ciò si aggiunge il fatto che la città vecchia è praticamente scomparsa, è comprensibile come il passato di Tokyo sia misterioso.


3.2 Differenti modi di vedere la città
 
Ancora oggi, se si sfoglia una guida turistica giapponese, si nota che, a differenza delle nostre guide in cui fanno bella mostra di sè panorami delle città famose, nelle guide giapponesi in genere si trovano fotografie dei piatti tipici e scorci di edifici famosi. Si ha l'impressione quindi che ciò che interessa a un ipotetico viaggiatore giapponese differisca da ciò che potrebbe interessare un viaggiatore occidentale. Oppure, potremmo anche dire più semplicemente che, in generale, gli interessi giapponesi sono diversi dai nostri. E, poiché ciò che interessa, cioè ciò che si vuole sapere, è diverso, di conseguenza anche ciò che si scrive, si disegna, si fotografa sarà diverso. Forse nemmeno ai Giapponesi stessi interessa sapere come apparisse la Tokyo del passato. Perché dovrebbe poi interessargli? Non è scontato che la gente voglia poter immaginare come apparisse la propria città qualche centinaio di anni prima. Così come non è scontato che si vogliano preservare le cose vecchie. In Giappone le vecchie costruzioni sono state demolite per dare alla città un'impronta moderna. Si ha inoltre l'impressione che, quando si parla di città, l'interesse dei Giapponesi vada al monumento famoso, al tempio o al palazzo piuttosto che al quartiere popolare.
 
3.3 I quartieri popolari
 
Eppure le città sono fatte di quartieri popolari più che di palazzi. Ma forse i Giapponesi  non ci tenevano a preservare i loro vecchi quartieri, e nemmeno avevano interesse a che questi e la loro storia fossero conosciuti. La classe dirigente voleva mostrare al mondo che anche il Giappone aveva le sue vestigia del passato, i suoi templi, i suoi castelli che sono stati preservati con cura, ma i quartieri popolari non erano qualcosa che si voleva a tutti i costi mostrare. Non si pensava che questo tipo di storia fosse una storia degna di nota e di rispetto. A noi occidentali invece, questa storia avrebbe interessato. Avremmo voluto vedere la vecchia Tokyo. I Giapponesi, a un certo punto della loro storia, hanno voluto sacrificare tutto ciò che non pareva interessante, ed è stato così che le città vecchie sono sparite, e dei tempi antichi rimangono solo i templi e i castelli. E ancora oggi, parlando con la gente, si ha la sensazione che nessuno consideri una gran perdita quella di aver demolito i vecchi quartieri popolari per far posto al nuovo. La sensazione comune è che comunque i grattacieli e la modernità siano stati benvenuti. A volte si può percepire anche una sorta di vergogna rispetto a un passato povero, e sembra che la gente sia contenta di vivere in un paese moderno, proprio perché la modernità ha costituito la fuoriuscita da uno stato di povertà.
 
3.4 Il Giappone era un paese povero?
 
Il fatto è che, probabilmente il Giappone premoderno o preindustriale era un paese molto povero, molto più di quanto si possa immaginare. Sicuramente per certe cose era avanzato, ad esempio la popolazione aveva accesso all'acqua calda già centinaia di anni fa, ed esistevano sistemi abbastanza moderni di smaltimento dell'immondizia già ai tempi degli Shogun. Però, forse, i quartieri popolari del Giappone antico sarebbero apparsi irrimediabilmente poveri e degradati a un ipotetico viaggiatore europeo. Poveri non come i quartieri popolari di una città europea, ma piuttosto come quelli di un’odierna metropoli asiatica. Osservando fotografie (le poche esistenti) della vecchia Tokyo si ha l’impressione di star osservando un sobborgo di Nuova Delhi. Strade di terra battuta, risciò, strade zeppe di uomini e animali. Forse questo è un passato che i Giapponesi non vogliono ricordare. Ma ancora oggi a Tokyo, grande e moderna capitale della tecnologia e della finanza, esistono vestigia del passato. E, osservandole, si possono fare delle ipotesi, e anche gli antichi quartieri popolari possono essere rivisti, almeno mentalmente.
 
4. Ipotesi sul passato
 
4.1 La città vecchia e la città nuova
 
Dalla mia finestra posso osservare la città, e mi rendo conto di come le architetture qui si siano accavalate. Sotto di me c'è una borgata di case basse di due piani. Tra queste case basse, alcune sono di legno e hanno il tetto di kawara, le tegole tradizionali giapponesi, spesso di colore marrone scuro oppure blu, a volte rosso bordò. Altre invece sono in cemento e hanno il tetto fatto di lastre di ardesia piatte. Sono le case costruite sul modello della moderna villetta occidentale. Poi altre case sono di cemento ma hanno il tetto piatto in lamiera, o a volte in cemento a vista terrazzato. Sono i cosiddetti apato giapponesi. Ai limiti della borgata, lungo la strada principale si erge una fila di condominini costruiti negli anni '70-'80, uno accanto all'altro. Secondo il piano regolatore, i condomini possono essere costruiti solo lungo le strade principali, mentre nella zona intermedia si possono costruire solo case basse. Così, guardando Tokyo dall'alto, si possono vedere borgate di case basse circondate da muraglioni di condomini. In lontananza posso vedere i grattacieli di Shinjuku. Sono i moderni grattacieli che caratterizzano le zone del centro, costruiti a partire dagli anni '80, generalmente per ricavarvi degli uffici.
 
4.2 Il nuovo che divora il vecchio
 
Le borgate di case basse a due piani rappresentano ciò che rimane della vecchia città. Certamente quasi nessuna delle case è veramente vecchia, perché normalmente le case vengono ricostruite ogni tot anni. Ma la struttura delle case riprende probabilmente quella delle case del passato. Inoltre, è anche probabile che la suddivisione degli appezzamenti di terreno sia rimasta inalterata. Le aree di case basse sono le aree che non sono state ancora acquistate dalle grandi ditte di costruzione e dai grandi capitali, quindi si può presumere che siano rimaste ai vecchi proprietari privati o che siano state vendute ad altri privati, ma senza alterare i confini tra i terreni. Il reticolato di stradine che attraversano le borgate prende forma a partire dai confini tra i vari appezzamenti, e si può presumere che anch'esso sia rimasto inalterato. Certo c'è stata la guerra, e ancora prima il terremoto, ma gli appezzamenti di terreno sono rimasti registrati al catasto.
La città nuova avanza sotto forma di condomini e grattacieli e, in misura minore, di ponti della ferrovia, strade sopraelevate, parcheggi. Le grandi ditte di costruzione hanno divorato mano a mano la vecchia città, un po' come i produttori di legname divorano l'Amazzonia. Facendo una passeggiata lungo il fiume Kanda, dirigendosi da Nakano verso Shinjuku, inizialmente si attraversano borgate di case basse, in maggioranza rimodernate, ma alcune molto vecchie, spesso delle autentiche catapecchie. Ci si addentra tra calli che ricordano quelle di Venezia, dove ancora sopravvivono negozietti di prodotti tradizionali gestiti da persone anziane. A un certo punto, all’improvviso, ci si scontra con una muraglia di grattacieli. Da lì in poi, per tutto il centro, la città è fatta di grattacieli e grandi viali. È il nuovo che avanza. Ma forse, con la crisi economica e la stagnazione, l’espansione del nuovo si è fermata, o almeno rallentata. A Nishi-Shinjuku c’è un grattacielo enorme, di 30 piani, costruito negli anni ’80. Vuoto. Saracinesche abbassate, finestre chiuse. È l’ex palazzo della KDDI, ora in disuso. È il simbolo della crisi economica.
 
4.3 Cosa rimane della vecchia città
 
Le grandi ditte sono sempre meno disposte a investire per comprare i terreni dei vecchi proprietari a prezzi esorbitanti. I vecchi proprietari si tengono stretti i propri appezzamenti, comprendendo il valore di ciò che possiedono. Così, in pieno centro, si possono trovare isole di case vecchie praticamente inattaccabili. Intorno alla stazione di Minami-Shinjuku c'è un quartiere in cui si respira l'aria tradizionale, con case basse e shotengai con locali e negozi tipici, proprio nel cuore di Shinjuku, in mezzo ai grattacieli.
Non sono solo la struttura delle case e il reticolato di vie ad essersi, almeno parzialmente, conservati, ma anche i negozi, i ristoranti, gli snack. Certo, molti ristoranti hanno cambiato gestione e oggi propongono cucine di tutti i paesi, ma più o meno anche i locali tendono a ricrearsi nello stesso punto in cui c'era un locale o un negozio prima. In certi casi si possono osservare negozi e ristoranti giapponesi in stile tradizionale che, pur con cambi di gestione, vantano probabilmente una storia centenaria. E' il caso ad esempio di Gonnosukezaka, la salita che dal fiume Meguro porta alla stazione di Meguro. Meguro è un quartiere moderno, pieno di condomini e grattacieli, ma sul lato sinistro di questa strada sfilano uno accanto all'altro edifici traballanti di due piani, in legno e lamiera, e c'è una specie di portico anch'esso costruito con gli stesssi materiali poveri. E in questi fabbricati trovano spazio baretti, ristorantini, e anche negozi di cose tradizionali. Pur essendo stato sicuramente ricostruito varie volte, è probabile che anche questo borgo abbia storia centenaria, e che se tornassimo indietro nel tempo potremmo vedere gli stessi ristoranti e negozi, magari con più soba e tempura e meno spaghetti e yakiniku.
 
4.4 Ipotesi di scenari urbani del passato
 
Osservando ciò che rimane della vecchia Tokyo, si possono ipotizzare due tipi di scenario urbano della Tokyo-Edo passata. Quello della Tokyo povera e quella della Tokyo medio-borghese. Le borgate di case di legno a due piani con tetto di tegole rappresentano le aree ricche, abitate dal ceto medio-borghese. Ma, andando in giro per Tokyo, ci accorgiamo di un'altra realtà: ruderi di legno e lamiera sbucano all'improvviso ancora oggi nel cuore dei quartieri nuovi: sono ciò che rimane dei quartieri poveri, i quartieri delle nagaya, le case lunghe a un piano. Questo paesaggio urbano caratterizzava probabilmente un tempo tutta la shitamachi, la città bassa, e parte di quella che oggi viene chiamata yamanote o città alta, in particolare certe aree di Shinagawa-ku. La città di Edo era suddivisa in città alta e città bassa e, presumibilmente, la città alta era costituita da un reticolato di casette basse con giardino, antenate delle odierne jutakugai, le zone residenziali. Le borgate della città alta erano probabilmente tranquille e pulite, come lo sono oggi. La città bassa originaria probabilmente i Giapponesi di oggi non la ricordano volentieri, perché era rappresentata da un tessuto urbano poverissimo, con case costruite alla meglio, in legno o (più recentemente), in lamiera, e strade di fango pullulanti di vita, percorse da masse di diseredati, bambini, uomini, risciò, animali.
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